Lettera ad un Maestro

Lettera di un ballerino al suo Maestro. Una dichiarazione su esperienze, nuove emozioni e consapevolezze.

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Pensavo che i balli latini non facessero per me...

Pensavo che i balli latini non facessero per me.
Salsa, bachata, merengue… facevano tutti parte, nella mia testa, di una forma di
divertimento “vecchia e disperata”.

Vi basti sapere che una sera di cinque anni fa, poco dopo
la rottura con il mio fidanzato storico, mia sorella ha ben pensato di trascinarmi in pista, a
Verona, per svagarmi, per conoscere gente nuova, o almeno così diceva lei.
Beh, non è andata come si aspettava: penso sia stata una delle serate più noiose della mia
vita. Sono rimasta sui divanetti a chiedermi come mai la gente si divertisse così tanto. Li
guardavo volteggiare, sorridere, scherzare: amavano ballare, e io non capivo cosa ci fosse
di così speciale in questo tipo di balli. Ho dato il merito ai drinks, agli ormoni, ma c’era
qualcosa che mi sfuggiva. Certo, stavo attraversando in un periodo “delicato”, ma di una
cosa ero certa: mai e poi mai avrei imparato a ballare salsa.

Per fortuna mi stavo proprio sbagliando.
Un’antica massima buddista dice che “quando l’allievo è pronto il maestro appare” e così
è stato anche per me, e non è successo una volta sola.
Ironia della sorte, due anni dopo, quasi per caso, un’amica ha espresso il desiderio di
andare all’Hollywood, a Salzano, per festeggiare il suo compleanno. Ho accettato l’invito e
senza troppi pensieri ho lasciato che qualche presente “più esperto” mi insegnasse quei due
passi base per non rimanere impalata in pista.
Sapete cosa vi dico? Quella sera mi sono davvero divertita tanto e nella mia testa ha
iniziato a farsi spazio l’idea di iscrivermi a un corso. Ero incredula, e un po’ mi
vergognavo di dovermi rimangiare le mie stesse parole.
Purtroppo erano i primi giorni di gennaio e la maggior parte dei corsi era già iniziata da mesi.
Questa cosa un po’ mi ha scoraggiato, ma non ho gettato la spugna e un nuovo “maestro” è
apparso nella mia vita. Al tempo abitavo da sola a Padova e frequentando gli ambienti
universitari sono stata invitata alla presentazione di un corso “amatoriale” per studenti in una
palestra popolare. Poi, la ciliegina sulla torta: ho iniziato a frequentare un ragazzo che aveva
iniziato un corso di ballo da qualche mese. Chiamiamole pure “coincidenze”.
Quindi un po’ titubante mi sono presentata a quel corso amatoriale per universitari (e io
l’università l’avevo finita ormai da qualche anno) e poi iscritta al corso base e, sotto consiglio
del maestro, anche a quello “avanzato”. In poche lezioni ero in grado di stare al passo di chi
ballava già da un anno. Ballavo 4 ore di fila e, una volta presa sicurezza, in ogni occasione
utile.

Non ero pienamente consapevole di quello che mi stava capitando ma dopo divenne molto
chiaro: stavo rispolverando un amore antico, quello per il ballo, che troppo a lungo
avevo lasciato sopito.
Poi sono arrivati i sabato sera al Paradiso Latino, e proprio qui, quando dicevo che ballavo
solo da un mese, nessuno mi credeva. Il mio livello era ancora estremamente amatoriale,
poco pulito e poco preciso, dovuto anche al fatto che il maestro era un uomo e non una
donna, ma amavo ballare e questo si vedeva.
Piano piano mi sono resa conto che non si trattava solo di imparare passi, fare figure,
tenere il tempo e zompettare a destra e sinistra.
No.

Si trattava di mettermi di fronte a me stessa, scoprirmi, lasciarmi condurre e mostrare la mia
femminilità. Tutti concetti piuttosto fumosi e approssimativi per me, almeno fino a quel
momento. Nel ballo possiamo estremizzare i ruoli di donna e uomo, ma anche prenderli in
giro, giocarci, ricostruirli a nostro piacimento, ma tutto passa attraverso la conoscenza e la
consapevolezza di come ci muoviamo, di chi siamo.
Il ballo è stato un passaggio fondamentale per capirmi e per amarmi come donna.
Poi è arrivata l’estate e con lei anche la consapevolezza che con la scuola amatoriale non
sarei potuta andare avanti. Volevo alzare l’asticella, conoscere anche le tradizioni cubane
e acquistare più sicurezza nei movimenti. Non avevo la minima idea di come poter scegliere
una scuola di ballo, ma ero certa che il costo dei corsi non potesse essere un parametro
sufficiente per fare una buona scelta. Allora ho iniziato a osservare le varie scuole a Villa
Barbieri, durante la stagione estiva, per capire quale potesse essere quella giusta per me.
Alla fine i candidati si sono ristretti a due e gli open day sono stati fondamentali per
scegliere.


Entrambe le scuole avevano quello che cercavo, la competenza. Ma solo una mi ha
dato quel qualcosa in più che mi ha convinta. La maestra sorrideva ed era empatica, i
compagni erano aperti e spontanei, non competitivi, facevano gruppo e allo stesso tempo
avevano un’apertura speciale verso chi non fa parte della scuola.
Ed è stato così che ho scelto CubaLinda.
All’inizio ho dovuto “abbandonare” tutte le cattive abitudini portate in eredità dai sei mesi di
corsi amatoriali, con grande pazienza di Debora, ma con il passare del tempo sono riuscita a
mettermi al pari con gli altri. Amavo ballare e aspettavo sempre con impazienza il martedì
sera. Poi la vita mi ha portato altrove per lavoro, per amore, per una serie di motivi che
partono dal fatto che, certe volte, la vita non va sempre come preventiviamo. Ma ogni tanto
ci penso ancora, al fatto che proprio io, quella che aveva detto “i balli caraibici MAI”, alla fine
si è messa in gioco e li ha amati così tanto.

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